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  Musica parallela
Parlare di musica come ballare di architettura!
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31.05.2004

Le passanti, Fabrizio DeAndre', 1974

Io dedico questa canzone

ad ogni donna pensata come amore

in un attimo di libertà

a quella conosciuta appena

non c'era tempo e valeva la pena

di perderci un secolo in più.[...]

A quella quasi da immaginare

tanto di fretta l'hai vista passare

dal balcone a un segreto più in là

e ti piace ricordarne il sorriso

che non ti ha fatto e che tu le hai deciso

in un vuoto di felicità.

Alla compagna di viaggio

i suoi occhi il più bel paesaggio

fan sembrare più corto il cammino

e magari sei l'unico a capirla

e la fai scendere senza seguirla

senza averle sfiorato la mano.

A quelle che sono già prese

e che vivendo delle ore deluse

con un uomo ormai troppo cambiato

ti hanno lasciato, inutile pazzia

vedere il fondo della malinconia

di un avvenire disperato.

Immagini care per qualche istante

sarete presto una folla distante

scavalcate da un ricordo più vicino

per poco che la felicità ritorni

è molto raro che ci si ricordi

degli episodi del cammino.

Ma se la vita smette di aiutarti

è più difficile dimenticarti

di quelle felicità intraviste

dei baci che non si è osato dare

delle occasioni lasciate ad aspettare

degli occhi mai più rivisti.

Allora nei momenti di solitudine

quando il rimpianto diventa abitudine,

una maniera di viversi insieme,

si piangono le labbra assenti

di tutte le belle passanti

che non siamo riusciti a trattenere.

 

Dall'album Canzoni, una cover da un brano di Georges Brassens a sua volta ispirato ad una poesia di Antoine Paul.

 

scritto da Sergio PB alle ore 16:38 commenta    leggi commenti (14)

02.05.2004

Terra e libertà, Modena City Ramblers, 1997

Questo disco, il terzo pubblicato dalla band emiliana, è ispirato al capolavoro della letteratura internazionale Centanni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez. Anche se non è possibile parlare di un concept album in senso stretto il discorso internazionalista pervade tutte le canzoni. [...]Centrale nella concezione e nello sviluppo dei testi lincontro con lo scrittore Paco Ignacio Taibo II, biografo di Ernesto Che Guevara e autore di culto in America Latina: il tradizionale sguardo al folk irlandese che aveva caratterizzato il suono del gruppo nei dischi precedenti non è dimenticato ma come arricchito dallincontro con il sud del mondo. Il mondo magico di Garcia Marquez è rivisitato con passione e rispetto nella proposta dei personaggi del libro, dal colonnello Aureliano Buendia, trasposizione letteraria del Che, a Remedios la bella cui è dedicata una ballata sognante.

Il discorso politico, inevitabile nella trattazione di temi latino americani, è visto attraverso lutopia della rivolta, attraverso gli occhi di un continente povero e sfruttato, pieno di contraddizioni.

Ma anche le canzoni che non si rifanno immediatamente alle Antille di Marquez hanno un sottotesto fortemente imbevuto di rosso, di orgogliosa rivendicazione di diritti uguali per tutti, dal latinoamerica zapatista al Sahara di Radio tindouf. In tutto lalbum si respira romanticismo e libertà, speranza e desiderio di cambiare attraverso le canzoni se non il mondo, almeno le coscienze.

Viene per questo ripresa lessenza del Che secondo Paco Taibo nellintroduzione parlata di Transamerica, ispirata al diario di viaggio giovanile di Guevara, a venticinque anni, base della presa di coscienza del giovane Ernesto delle sofferenze dei poveri del suo continente. Il Che è simbolo del diritto al vagabondaggio, allavventura, allutopia e al romanticismo.

Uneccezione è costituita dalleccellente love song Qualche splendido giorno che non affronta temi politici. Ma si tratta di un invito al viaggio: la malinconia di un amore finito non ha bisogno di essere bagnata da lacrime, ogni volta che si parte si pensa già al ritorno.
Per chiudere lalbum i Modena C.R. citano Dylan con una versione della bellissima Love minus zero contenuta nel disco Subterranean homesick blues del 1965. Il testo viene tradotto con molta libertà e la musica è diversa ma il gruppo con lAmore ai tempi del caos riesce a rendere bene Dylan in italiano, unimpresa nella quale era inciampato perfino DeAndrè

scritto da Sergio PB alle ore 20:39 commenta    leggi commenti (13)

13.04.2004

Via Paolo Fabbri 43, Francesco Guccini, 1976

Questo disco della metà degli anni settanta è il punto più alto nella poetica del grande cantautore Francesco Guccini. Per tutta la sua carriera il cantante modenese (nato a Pistoia nel 1939) ha alternato pagine di estremo impegno politico a quadri di vita quotidiana sempre sospesi tra squallore e utopia. Simbolo della sinistra militante extraparlamentare Guccini è idolatrato dalla sinistra intellettuale ed a mala pena sopportato dalla maggioranza cattolica e men che meno dalla destra. [...]Più popolare e fortunato di Claudio Lolli, più interessato alla musica americana rispetto a Lucio Dalla, Guccini si contraddistingue per lincredibile facilità nel raccontare storie ricchissime di particolari,  in pochi versi, spesso condite da frasi incisive e sempre piene di un umorismo amaro ed intelligente.

            Via Paolo Fabbri 43 contiene soltanto sei canzoni. Sembra scontato dirlo ma si tratta in toto di capolavori. Certo non tutte hanno retto il peso del tempo e in molti casi hanno bisogno di essere spiegate e soprattutto collocate nel periodo storico. Per cominciare con Piccola storia ignobile, splendido ritratto di una ragazza incinta circondata dallipocrisia della società benpensante, costretta dalla madre e dal fidanzato ad abortire clandestinamente. Si tratta di una decisa presa di posizione dellautore contro latteggiamento diffuso allepoca riguardo al sesso e allo scontro generazionale. Nessuno si salva, un figlio fuori dal matrimonio è solo vergogna.

Canzone di notte n.2 è un talking blues alla Bob Dylan. Guccini racconta le sue notti divise tra osterie e schitarrate, qualsiasi cosa piuttosto che andare a letto presto. Ancora una volta viene presa di mira la classe borghese, descritta come una massa di pecore bianche incapaci di pensare. La terza canzone è di gran lunga la più famosa del disco. Si tratta dellAvvelenata, invettiva piena di livore contro il critico musicale Riccardo Bertoncelli con il quale Guccini aveva avuto un diverbio pubblico. Dopo qualche anno le incomprensioni con Bertoncelli si appianarono del tutto, adesso i due sono amiconi. Resta però una feroce satira della critica musicale senza risparmiare neppure i colleghi cantautori, eletta schiera che si vende alla sera, per un po di milioni, voi che siete capaci fate bene, a aver le tasche piene e non solo i coglioni!.

La canzone che da il titolo allalbum è la versione gucciniana di Desolation Row di Dylan. Insieme dichiarazione damore a Bologna e contrapposizione alla classe intellettuale colta che non ha nessuna voglia di osare. Guccini si rende conto del suo talento e Via Paolo Fabbri 43 è soprattutto un manifesto di intenti, colmo di citazioni colte o scherzose. Tra Borges e Barthes, nonostante le canzonette, Guccini si autodefinisce poeta, forse minore, ma sempre poeta.

Si continua con un altro gioiello. La Canzone quasi damore è quella che ha retto di più alle ingiurie del tempo. Qui infatti si affronta un tema immortale come quello della canzone damore dichiarando guerra alla banalità. La quotidianità e la disillusione sono un dono più grande delle frasi fatte, cè una vita sola e dedicarla allamore protegge i sogni e permette in qualche modo di sopravvivere. Dice Guccini: Fingo di aver capito che vivere è incontrarsi, aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare, bere, leggere, amare... grattarsi.

Il Pensionato che chiude lalbum è un ritratto accorato di una vita alla fine, tra solitudine e squallore, comunque colma di dignità. Questo anziano signore ispira tenerezza ma non pietà, commuove e fa sorridere lasciandoci con un sapore amaro in bocca. È la caratteristica fondamentale di Guccini, la capacità unica di fare riflettere con le storie quotidiane come con i grandi temi.

scritto da Sergio PB alle ore 23:22 commenta    leggi commenti (2)

09.03.2004

Coda di lupo, Fabrizio DeAndre'

Ed ad un Dio fatti il culo non credere mai...[...]
Quando ero piccolo minnamoravo di tutto correvo dietro ai cani
e da marzo a febbraio mio nonno vegliava
sulla corrente di cavalli di buoi
sui fatti miei sui fatti suoi
e al dio degli inglesi non credere mai
E quando avevo duecento lune e forse qualcuna è di troppo
rubai il primo cavallo e mi fecero uomo
cambiai il mio nome in "Coda di lupo"
cambiai il mio pony con un cavallo muto
e al loro dio perdente non credere mai
E fu nella notte della lunga stella con la coda
che trovammo mio nonno crocifisso sulla chiesa
crocifisso con forchette che si usano a cena
era sporco e pulito di sangue e di crema
e al loro dio goloso non credere mai
E forse avevo 18 anni e non puzzavo più di serpente
possedevo una spranga un cappello e una fionda
e una notte di gala con un sasso a punta
uccisi uno smoking e glielo rubai
e al dio della Scala non credere mai.
Poi tornammo in Brianza per lapertura della caccia al bisonte
ci fecero lesame dellalito e delle urine
ci spiegò il meccanismo un poeta andaluso
"per la caccia al bisonte disse il numero è chiuso"
e a un dio a lieto fine non credere mai.
Ed ero già vecchio quando vicino a Roma a Little-Big-Horn
capelli corti generale ci parlò alluniversità
dei fratelli tute blu che seppellirono le asce
ma non fumammo con lui non era venuto in pace
e a un dio fatti il culo non credere mai.
E adesso che ho bruciato venti figli sul mio letto di sposo
che ho scaricato la mia rabbia in un teatro di posa
che ho imparato a pescare con le bombe a mano
che mi hanno scolpito in lacrime sullarco di Traiano
con un cucchiaio di vetro scavo nella mia storia
ma colpisco un po a casaccio perché non ho più memoria
e a un dio senza fiato non credere mai.
1

scritto da Sergio PB alle ore 18:24 commenta    leggi commenti (9)

25.02.2004

Aurora sogna, Subsonica

Ecco una canzone che riesce a descrivere alla perfezione una generazione di ragazze. Si puó odiarle o non capirle ma a me viene soprattutto piú facile amarle.[...]

Si sveglia che fa buio ormai d'abitudine La notte le regala un'aria più complice Detesta il vuoto dei rumori della realtà (Aurora sogna) Ma col volume a stecca può sopravvivere (Aurora sogna) Sogna una carne sintetica Nuovi attributi e un microchip emozionale Sogna di un bisturi amico che faccia di lei Qualcosa fuori dal normale Qualche gelato al giorno forse la nutrirà Non crede nell'amore in ciò è molto semplice Come si chiama questa voglia di vivere (Aurora sogna) Che nel suo corpo ha bisogno di espandere (Aurora sogna) Sogna una carne sintetica Nuovi attributi e un microchip emozionale Occhi bionici più adrenalina sensori e cibernetica neurale Sogna una carne sintetica nuovi attributi e un microchip emozionale Labbra cromate ricordi seriali Emozioni e un nuovo impianto sessuale Lei senza più mangiare lei senza più dormire Lei senza più mangiare lei senza più dormire Sogna una carne sintetica Nuovi attributi e un microchip emozionale Sogna di un bisturi amico Che faccia di lei qualcosa fuori dal normale Sogna una carne sintetica Nuovi attributi e un microchip emozionale Occhi bionici più adrenalina sensori e cibernetica neurale Le stesse facce di ogni giorno fanno male Le stesse voci recitanti giudicare Posa l'orecchio sul bicchiere e sente il mare Ma non il suono della musica che piace a lei La solitudine che indossa è più normale Di una prudente saggia e isterica morale Aurora sogna e nei suoi sogni sa cercare Senza paura un'esclusiva felicità Sogna una carne sintetica Nuovi attributi e un microchip emozionale Sogna di un bisturi amico che faccia di lei Qualcosa fuori dal normale Sogna una carne sintetica Nuovi attributi e un microchip emozionale Occhi bionici più adrenalina sensori e cibernetica neuraleSogna una carne sintetica nuovi attributi e un microchip emozionale Labbra cromate ricordi seriali Emozioni e un nuovo impianto sessuale Sogna una carne sintetica

scritto da Sergio PB alle ore 17:27 commenta    leggi commenti (3)

27.01.2004

Anime Salve, Fabrizio DeAndre', 1996

Negli ultimi anni della sua vita il piú grande dei nostri cantautori, uno dei massimi poeti del novecento, aveva di gran lunga diradato le sue pubblicazioni. I suoi dischi erano diventati sempre piú accurati e cesellati, pensati e vissuti. Tre anni prima di lasciarci Fabrizio De Andre' pubblicó Anime Salve. L'album doveva essere un lavoro a due mani con Ivano Fossati ma alla fine, nonostante il notevole contributo del piú giovane autore genovese, fu pubblicato dal solo Faber. Anime Salve é un concept album sul tema del contrasto tra le maggioranze e le minoranze. Il pensiero autonomo di De Andre' piú di una volta si era soffermato sull'argomento che puó addirittura essere considerato un fil rouge in tutto il suo songbook.[...]
La parola minoranza, nel suo uso comune, porta con se' un significato negativo: si é minoranza in contrasto con una maggioranza, cosa che sembra volere presupporre una maggiore ragionevolezza nell'opinione dei piú, suffragata da fatti o da altre cose. In poche parole fare parte di una minoranza vuol dire, purtroppo, essere esclusi. De Andre' si lancia contro questo tipo di pregiudizio.
In Princesa, ispirata ad un famoso fatto di attualitá, racconta la storia di un viados brasiliano, donna in un corpo di uomo. Ecco quindi il tema dell'omosessualitá e dell'emarginazione, della prostituzione e dell'amore come rinascita. Si prosegue con la straordinaria Khorakane'. Pochi lo sanno ma alla fine della seconda guerra mondiale pochissimi erano i superstiti del popolo zingaro. I nazisti li catturarono, li sterminarono in uno dei genocidi piú dimenticati dalla storia. É facile odiare gli zingari, non pensare al fatto che sono rappresentanti di una civiltá millenaria e totalmente diversa dalla nostra. In un'intervista Faber disse che si poteva parlare male di loro in molti modi ma che nessuno poteva ricordare di una guerra combattuta dal popolo zingaro. Meglio ancora degli svizzeri perché gli zingari rubano, é vero, ma non per mezzo di banca... Sono proprio loro le Anime salve, cioé libere, cui il disco é dedicato.
Ma la riflessione non si ferma. Dolcenera é una storia d'amore, amore rubato e illegale. Quindi ecco gli adulteri, colpevoli di amare ingannando, destinati alla riprovazione di tutti. Ma quando c'é l'amore non c'é spazio per niente altro, non esiste nessun altra veritá. Ma i sentimenti si intrecciano, l'amore e l'odio si danno la mano non visti. La discordia fra gli uomini in Sardegna si chiama Disamistade ma é sempre la stessa storia, in ogni parte del mondo. Si uccide, si odia, si prega fianco a fianco nella stessa chiesa, vittime e aguzzini. E l'amore, ospite indesiderato non puó essere mai condannato. Neppure quando si ama una bambina che ancora gioca con l'altalena. Solo la violenza rende il mondo una porcheria, lasciamo che questo povero infelice dica: Ho visto Nina volare, non le fará mai del male, la ama piú di noi. L'amore ha l'amore come solo argomento e il tumulto del cielo ha sbagliato momento.
Il disco si conclude con una preghiera. Per essere esatti si conclude la carriera di Faber e una parte della storia d'Italia. La Smisurata Preghiera é un'invocazione a Dio. Non importa quale dio, non importa neanche se rimmarrá inascoltata. Forse per vivere ci basta soltanto poter pensare che qualcuno ci sia, che qualcuno ci ascolti. Forse un giorno verrá una mano a sollevarci dall'ingiustizia...
"Ricorda Signore questi servi disobbedienti

alle leggi del branco

non dimenticare il loro volto

che dopo tanto sbandare

è appena giusto che la fortuna li aiuti"

scritto da Sergio PB alle ore 16:13 commenta    leggi commenti (4)

09.01.2004

Germi, Afterhours, 1995

Certe volte per eliminare le tossine é necessario un lungo periodo di riposo e di astinenza dai vizi. Ma le due cose non erano proprio possibili per Manuel Agnelli, soprattutto tutte e due insieme. Perché allora non pubblicare un disco?
Gli Afterhours nel 1995 non riuscivano a vendere i propri dischi alle etichette che contano e la frustrazione aumentava. La musica non era male ed i testi erano in inglese, quindi vendibili anche nel mercato europeo. Qualcosa peró non andava.
E Manuel, folgorato sulla via di Damasco, decise che il nuovo album sarebbe stato tutto in italiano. Il gruppo si rivolse alla Mescal, unica etichetta disponibile a produrlo e regaló agli appassionati del rock un disco indimenticabile.
Germi é perfetto. Non una parola sbagliata, non un assolo inutile: tutta la rabbia del mondo per dire quello che non va nel mondo, nella nuova generazione, nell'amore moderno. Il valore delle canzoni di questo disco é inestimabile: ribadiscono che fare rock in italiano é possibile anche senza le ballatone alla Ligabue. Una lezione che sará mandata a memoria dalle altre due band di rock italiano veramente interessanti, i Marlene Kuntz e i Verdena. Ma non é solo la scena indipendente a notare gli Afterhours: le radio mandano continuamente il primo singolo Ossigeno e la bellissima Dentro Marylin é cantata addirittura da Mina.
La musica degli Afterhours é un rock garage speziato di sentimenti con una rabbia finora inedita nel panorama italiano. Restano i testi di Manuel Agnelli, stimatissimo anche da gente che con il rock alternativo ha poco a che fare come il nostro poeta Ivano Fossati. Bastino per rendere l'idea le splendide Plastilina, Strategie e Vieni dentro.
Verso la fine del disco due canzoni manifesto. Pop che indica tutto quello che il gruppo non vuole fare e la fantastica cover di Mio fratello é figlio unico, tributo dovuto ad un grande quasi dimenticato della musica italiana, Rino Gaetano.

scritto da Sergio PB alle ore 18:06 commenta    leggi commenti (4)

02.01.2004

L'imboscata, Franco Battiato, 1996

Ho sempre considerato Battiato uneccezione fra i nostri cantautori. Quello che sicuramente lo contraddistingue non è tanto lattenzione ai testi che grazie alla collaborazione di Manlio Sgalambro hanno negli ultimi anni raggiunto il valore di riflessioni filosofiche. La particolarità di Battiato è tutta negli arrangiamenti e nella cura nella ricerca della melodia. Sono noti a tutti le sue incursioni nella musica classica e nella sperimentazione colta che negli anni settanta gli valse premi e riconoscimenti nellavant guarde europea.

Limboscata è un disco di canzoni. Quello che spesso era stato rimproverato a Battiato nel corso dei dischi e degli anni era una presunta incapacità di conciliare la raffinatezza dei testi con le evoluzioni melodiche, come se le due cose scorressero su due binari paralleli. In Limboscata Battiato smentisce questo tipo di critiche. E lo fa con una triade di canzoni che aprono il disco, raffinato pop, quasi poesie in forma canzone. Di passaggio tratta un tema particolarmente caro al nostro autore, quello della caducità della vita, che come tutti sappiamo è una cosa che ci accade mentre siamo intenti a fare altre cose, per esempio a scrivere su un blog. Poi troviamo Strani giorni, in cui lo snobismo del cantautore siciliano si trasforma in un allucinato viaggio fra visioni futuribili alla Dick e ricordi del passato, Luomo neozoico dellera quaternaria. Ma il capolavoro è la terza canzone, La cura, musica e testo lanciati come una rosa rossa in faccia a chi ascolta, una poesia damore di quelle che farebbero la fortuna di tutti gli innamorati. In tutta lopera di Battiato forse solo E ti vengo a cercare aveva raggiunto questi risultati.

Il disco prosegue con memorie del passato, forse autobiografiche, Ecco comè che va il mondo e Memorie di Giulia, entrambe dedicate alleducazione sentimentale, quando non sessuale del giovane Franco.

Come tutti i dischi della trentennale carriera del cantautore siciliano anche Limboscata è colmo di citazioni letterarie molto colte, spesso difficili da interpretare per i non iniziati. Ciò non toglie che, anche alloscuro di questi sottotesti, canzoni come Seconda feira e Amata solitudine restano care persino a chi non sia particolarmente un fan di Battiato.

Concludo con la citazione di due canzoni che mi hanno molto intrigato, per ragioni personali ma niente affatto imperscrutabili come Ein tag aus des Leben den kleinen Johannes e Splendide previsioni che si apre con il meteo in tedesco

scritto da Sergio PB alle ore 18:11 commenta    leggi commenti (13)

05.12.2003

Italian rum casusu cikty, Elio e le storie tese, 1991

La mitica formazione di musica demenziale si forma a Milano nel 1983. Passano molti anni prima che Elio e i suoi scudieri decidano di pubblicare un album, addirittura sei. Ma si fanno comunque conoscere in televisione e nei teatri di tutta Italia. Nel 1991, notissimi, pubblicano un disco che é tutt'ora amatissimo da legioni di fan, le cosiddette Fave.
Italian, rum casusu cikty é un capolavoro della musica leggera italiana. Per la raffinatezza delle partiture musicali e per la dissacrante genialitá dei testi il gruppo viene subito paragonato a Frank Zappa ed alle sue Mothers of Invention. Molti pregiudizi accompagnano ancora questo ensemble musicale che sembra ormai avere detto tutto quello che poteva e che ha ricevuto un colpo quasi fatale con la morte del polistrumentista Feyez. In moltissimi sono convinti che si sia trattato solo di cabaret. Ma Elio e le storie tese sono molto di piú, addirittura la voce sardonica di una generazione di perdenti che ha imparato a ridersi addosso.
I pezzi leggendari sono tanti da Servi della gleba, geniale parabola di innamorati respinti, a La vendetta del fantasma formaggino, passando per la triste storia del Vitello dai piedi di balsa. Ma come tacere dello scatenato ballo Pippero o dell'inno generazionale Supergiovane?
Per i fan trascrivo una chicca dal booklet del disco, l'introduzione a Servi della gleba:
È noto fin dai tempi del feudalesimo come l'amore per una giovane donna possa trasformare un giovane uomo in un Servo della Gleba. Riportiamo qui di seguito le principali fasi di tale trasformazione.
FASE 1: il presagio. Il giovane racconta agli amici di aver conosciuto una ragazza carina, simpatica ma specialmente intelligente con la quale parla bene. Non si dimostra interessato sessualmente.
FASE 2: lésso. Il giovane e' convinto di aver trovato la donna della sua vita; si interessa perniciosamente ai racconti delle di lei vacanze; modifica le proprie abitudini e i propri gusti (alimentazione, musica, abbigliamento, cinema) nel tentativo di compiacerla. I numerosi pacchi agli amici sono sintomatici del passaggio alla successiva
FASE 3: Servo della Gleba. È il momento decisivo della mutazione.
Se il SdG idealizza l'amata a tal punto da non ritenersene degno (APPROCCIO NEGATIVO) entra nella sottofase vegetal: osserva apaticamente il mondo che lo circonda ed entra in rapporto simbiotico-umorale con l'amata (es. lei e' felice perche' sta con uno figo -> anche lui e' felice; ricordiamo infatti che il SdG vive generalmente una condizione di sudditanza amorosa, e non un reale rapporto di coppia).
Se il SdG opta per una dichiarazione (APPROCCIO POSITIVO) si hanno due possibilita'. a) ottiene un si': viene accolto nel nirvana, conosce tutti gli dei e si muove leggermente sollevato da terra. Perde ogni contatto con gli amici. b) ottiene un due di picche: entra nel limbo, indossa una corona di spine e soffre di una forma collaterale di pessimismo affettivo che si manifesta con frasi del tipo: "Non trovero' mai la persona giusta" e ancora "Sono io ad essere sbagliato". Dopo qualche tempo ricontatta gli amici giustificando mesi di silenzio con la frase: "Ho avuto un casino di robe da fare", Un SdG che collezioni 10 o piu' 2 di picche assurge allo status di Gran Maestro dei Glebas, vive in eremitaggio e diventa meta di pellegrinaggio per altri SdG ai quali legge il futuro servendosi di un mazzo di 2 di picche
.

scritto da Sergio PB alle ore 14:55 commenta    leggi commenti (7)

03.12.2003

Viaggio senza vento, Timoria, 1993

Viaggio senza vento assomiglia a un film.
Abbiamo un protagonista, Joe e una trama ben precisa.
In poche parole il nostro Joe comincia a bucarsi in una cittá di provincia, Brescia, ed in qualche modo riesce a uscirne. Come nei migliori film questa storia ha un'ottima colonna sonora.
La generazione senza vento di cui parlano Pedrini e compagni é parallela a quella americana del grunge. Come i cuginetti americani i Timoria guardano con simpatia agli anni settanta e raccontano preminentemente di droga e storie vissute. Come Mother love bone, gruppo storico e misconosciuto del pregrunge, sono nati come cover band dei Queen.
La voce di Francesco Renga é assolutamente eccezionale, qualcosa che nella storia della musica italiana puó essere paragonata solo all'ugola d'oro di Demetrio Stratos. Ma la perizia strumentale dell'intero gruppo lascia a bocca aperta.
A chi li ha sempre considerati un gruppo clone dei Litfiba consiglio di ascoltare canzoni come Sangue impazzito, La cura giusta o Il guerriero.
Storie vissute, normale squallore di provincia ed il male assoluto dell'eroina. Una canzone su tutte? Verso oriente anche se la versione live, senza l'apporto di Eugenio Finardi, é assolutamente migliore dell'originale.

scritto da Sergio PB alle ore 18:34 commenta    leggi commenti (18)

28.11.2003

Non all'amore né al denaro né al cielo, Fabrizio DeAndre', 1971

Fabrizio DeAndre' é il maggiore poeta italiano del dopoguerra.
Lo dico senza timore di smentita con la mia solita antipatia per le classifiche e per i giudizi affrettati.
Nel 1971 decide di confrontarsi con l'opera di Edgar Lee Masters, l'antologia di Spoon River, testo americanissimo. Chi non conosce il disco frutto di questo incredibile incontro puó credere che questa decisione sia stata dettata al cantautore genovese dal desiderio di abbandonare i temi solitamente cari parlando di qualcosa assolutamente alieno al suo mondo.
Sarebbe un terribile errore.
Faber prende dieci delle poesie dell'antologia e le mette in musica. Chi ha davanti agli occhi il testo delle canzoni e l'originale fatica a credere ai suoi occhi. Nessun significato si perde nella traduzione, i temi tipici della cultura provinciale americana diventano sotto la penna di DeAndre' universali. In una straordinaria sequenza si possono ascoltare canzoni veramente immortali.
Tra tutte il capolavoro romantico di Un malato di cuore e la versione originale dell'amarissima Un giudice resa famosa in seguito dalla PFM.
Ma come pochi altri tutto il disco merita l'attenzione e il rispetto dovuti a un'opera d'arte.

scritto da Sergio PB alle ore 18:02 commenta    leggi commenti (9)
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