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  Musica parallela
Parlare di musica come ballare di architettura!
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21.04.2004

Tracy Chapman, 1988

Lesordio di Tracy Chapman regala alla fine degli anni ottanta un personaggio notevole al cantautorato americano. La cantante di colore nata in Ohio nel 1964 sembra aver appreso alla perfezione la lezione di Dylan e degli altri illustri predecessori.[...] Lezione però virata al nero visto che i temi dellantirazzismo e delle sofferenze degl abitanti dei moderni ghetti metropolitani trovano in Tracy una credibile profetessa, capace di dosare senza paure le parole e la musica.

Il suono scelto dalla cantante è scarno, quasi un accompagnamento allimpegno dei testi. Ciò è evidente in uno dei masterpiece dellalbum, quel Behind the wall che è addirittura eseguito a cappella, per non togliere nulla allintensità del messaggio. Ecco che in questo modo una storia arcinota come quella di una donna picchiata dal marito nellindifferenza del vicinato e della polizia, diventa quasi una parabola da gospel. Per rimediare allassenza degli strumenti Tracy offre uninterpretazione dolorosa e partecipe che emoziona lascoltatore per bellezza e sentimento.

Ancora sullo stesso piano di denuncia sociale si colloca la bellissima Mountains o things. Chi non ha mai avuto nulla dalla vita spera in un futuro di ricchezze, pieno di oggetti e benessere. Ma Tracy avverte i suoi pari: bisogna stare attenti, spesso montagne di cose non riescono ad evitare la solitudine. Forse è meglio che il sistema cambi piuttosto che scimmiottare i bianchi...

Ed allora bisogna augurarsi che i poveri si ribellino e comincino ad esigere quello che spetta loro. È questo lintessissimo messaggio di Talkin bout the revolution. La protesta comincia come un sussurro, si diffonde piano ed alla fine esplode. Ed a quel punto... Dont you know you better run, run, run.... Ma i temi impegnati di Tracy non sono solo quelli del ghetto. Con lintensa Why? la Chapman affronta senza peli sulla lingua problemi che riguardano tutti gli Stati Uniti e tutto il mondo. Come nella canzone precedente cè una speranza nel testo: anche se i bambini muoiono di fame, i missili sono guardiani della pace e le donne sono a rischio anche nelle loro case lora sta per arrivare, But somebodys gonna have to answer/The time is coming soon/Amidst all these question and contradictions/There some who seek the truth!.

Tracy Chapman, poetessa dalla voce eccezionale, non è però soltanto cantante di impegno. In questo stesso album si trova uneccezionale canzone damore, la celeberrima Baby can I hold you, strepitoso successo commerciale che non è invecchiato nel corso degli anni. La bella Tracy però non si è mai ripetuta a questi livelli e nonostante la giovane età faccia ancora sperare è attesa ormai da più di quindici anni ad una riconferma molto difficile.

scritto da Sergio PB alle ore 23:30 commenta    leggi commenti (18)

18.04.2004

Live at Fillmore East, Allman Brothers Band, 1971

Il gruppo fondatore del southern rock si forma nel 1969 intorno ai due fratelli Gregg e Duane Allman. Duane è sicuramente uno dei migliori chitarristi della sua generazione. [...]Prima della creazione della band era stato session man per Wilson Pickett, Delaney & Bonnie ed Aretha Franklin e nel 1970 aveva partecipato anche allavventura Derek & the Dominos voluta da Eric Clapton dopo la scissione dei Blind Faith. Il fratello minore Gregg, tastierista e cantante era lanima nera del gruppo, in grado di spaziare da roventi rock-blues a raffinati fraseggi jazzati ispirati a Miles Davis e John Coltrane.

Molto più colta e varia dei cugini Lynyrd Skynyrd, la Allman Brothers Band poteva contare anche sulla classe del secondo chitarrista Dickey Betts che si affiancava alla slide guitar di  Duane.

Ensemble di musicisti straordinari la ABB dava il suo meglio nelle esibizioni live come testimoniato dallincredibile doppio lp del 1971 al Fillmore East, storico locale di San Francisco. In esso trovano spazio brani contenuti nei due dischi precedenti (il disco desordio omonimo e lalbum del 1970 Idlewild South) ampliati ed arricchiti da splendidi assoli che rendono il disco in questione uno dei migliori album dal vivo di tutta la storia del rock.

Si apre con il classico Statesboro blues dal repertorio di Blind Willie McTell, primo di sette brani assolutamente trascinanti e indimenticabili. Difficile scegliere il meglio tra la favolosa You dont love me e la strumentale In memory of Elizabeth Reed, in cui la band rende implicitamente omaggio allidolo Miles Davis. Purtroppo però la tragedia era dietro langolo. Il 29 ottobre del 1971 Duane perse la vita in un incidente motociclistico andandosi a schiantare contro un camion che trasportava pesche. Gregg e i compagni decidono di continuare la loro avventura musicale pubblicando nel 1972 un altro album tratto dai concerti al Fillmore East. Per questo secondo fantastico doppio lp viene scelto il macabro titolo di Eat a peach. Il genio di Duane rivive tra i solchi del disco ma ovviamente qualcosa di irripetibile era già perso per sempre.

scritto da Sergio PB alle ore 23:54 commenta    leggi commenti (15)

13.04.2004

Via Paolo Fabbri 43, Francesco Guccini, 1976

Questo disco della metà degli anni settanta è il punto più alto nella poetica del grande cantautore Francesco Guccini. Per tutta la sua carriera il cantante modenese (nato a Pistoia nel 1939) ha alternato pagine di estremo impegno politico a quadri di vita quotidiana sempre sospesi tra squallore e utopia. Simbolo della sinistra militante extraparlamentare Guccini è idolatrato dalla sinistra intellettuale ed a mala pena sopportato dalla maggioranza cattolica e men che meno dalla destra. [...]Più popolare e fortunato di Claudio Lolli, più interessato alla musica americana rispetto a Lucio Dalla, Guccini si contraddistingue per lincredibile facilità nel raccontare storie ricchissime di particolari,  in pochi versi, spesso condite da frasi incisive e sempre piene di un umorismo amaro ed intelligente.

            Via Paolo Fabbri 43 contiene soltanto sei canzoni. Sembra scontato dirlo ma si tratta in toto di capolavori. Certo non tutte hanno retto il peso del tempo e in molti casi hanno bisogno di essere spiegate e soprattutto collocate nel periodo storico. Per cominciare con Piccola storia ignobile, splendido ritratto di una ragazza incinta circondata dallipocrisia della società benpensante, costretta dalla madre e dal fidanzato ad abortire clandestinamente. Si tratta di una decisa presa di posizione dellautore contro latteggiamento diffuso allepoca riguardo al sesso e allo scontro generazionale. Nessuno si salva, un figlio fuori dal matrimonio è solo vergogna.

Canzone di notte n.2 è un talking blues alla Bob Dylan. Guccini racconta le sue notti divise tra osterie e schitarrate, qualsiasi cosa piuttosto che andare a letto presto. Ancora una volta viene presa di mira la classe borghese, descritta come una massa di pecore bianche incapaci di pensare. La terza canzone è di gran lunga la più famosa del disco. Si tratta dellAvvelenata, invettiva piena di livore contro il critico musicale Riccardo Bertoncelli con il quale Guccini aveva avuto un diverbio pubblico. Dopo qualche anno le incomprensioni con Bertoncelli si appianarono del tutto, adesso i due sono amiconi. Resta però una feroce satira della critica musicale senza risparmiare neppure i colleghi cantautori, eletta schiera che si vende alla sera, per un po di milioni, voi che siete capaci fate bene, a aver le tasche piene e non solo i coglioni!.

La canzone che da il titolo allalbum è la versione gucciniana di Desolation Row di Dylan. Insieme dichiarazione damore a Bologna e contrapposizione alla classe intellettuale colta che non ha nessuna voglia di osare. Guccini si rende conto del suo talento e Via Paolo Fabbri 43 è soprattutto un manifesto di intenti, colmo di citazioni colte o scherzose. Tra Borges e Barthes, nonostante le canzonette, Guccini si autodefinisce poeta, forse minore, ma sempre poeta.

Si continua con un altro gioiello. La Canzone quasi damore è quella che ha retto di più alle ingiurie del tempo. Qui infatti si affronta un tema immortale come quello della canzone damore dichiarando guerra alla banalità. La quotidianità e la disillusione sono un dono più grande delle frasi fatte, cè una vita sola e dedicarla allamore protegge i sogni e permette in qualche modo di sopravvivere. Dice Guccini: Fingo di aver capito che vivere è incontrarsi, aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare, bere, leggere, amare... grattarsi.

Il Pensionato che chiude lalbum è un ritratto accorato di una vita alla fine, tra solitudine e squallore, comunque colma di dignità. Questo anziano signore ispira tenerezza ma non pietà, commuove e fa sorridere lasciandoci con un sapore amaro in bocca. È la caratteristica fondamentale di Guccini, la capacità unica di fare riflettere con le storie quotidiane come con i grandi temi.

scritto da Sergio PB alle ore 23:22 commenta    leggi commenti (2)

02.04.2004

Sofri e la musica degli anni ottanta

Come capita sempre piú stesso condivido le analisi musicali del caro Luca. Ci separano molti anni di etá ma siamo d'accordo(ovviamente Sofri non lo sa) su moltissime cose. Ecco un bel pezzo sugli anni ottanta.

scritto da Sergio PB alle ore 17:36 commenta    leggi commenti (51)

01.04.2004

Here comes the sun, The Beatles

Questa canzone di George Harrison é un piccolo gioiello. E poi oggi mi sento primaverile(sará il caldo che c'é a Monaco)[...]
Here comes the sun, here comes the sun
And I say it's alright
Little darling it's been a long cold lonely winter
Little darling it feels like years since it's been here
Here comes the sun, here comes the sun
And I say it's alright
Little darling the smile's returning to their faces
Little darling it seems like years since it's been here
Here comes the sun, here comes the sun
And I say it's alright
Sun, sun, sun, here it comes
Sun, sun, sun, here it comes
Sun, sun, sun, here it comes
Sun, sun, sun, here it comes
Sun, sun, sun, here it comes
Little darling I feel that ice is slowly melting
Little darling it seems like years since it's been clear
Here comes the sun, here comes the sun
And I say it's alright
Here comes the sun, here comes the sun
It's alright, it's alright
 

scritto da Sergio PB alle ore 15:57 commenta    leggi commenti (2021)
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